Daniela Invernizzi

Daniela Invernizzi
Nome
Daniela Invernizzi

Daniela In Breve.

Daniela Invernizzi, bergamasca di nascita e d’adozione. Ho un marito e una figlia di 20 anni.

Adoro scrivere da quando ho iniziato a farlo, e questa mia passione mi ha portato dritta dritta alla professione di giornalista. Poi, come si sa, la vita ti sorprende, e mi sono ritrovata a lavorare sì nei media, ma in quello che con la scrittura aveva meno a che fare: la radio.

Questo mezzo straordinario diventa mio compagno di vita per quasi tutta la mia vita lavorativa, anche se durante la strada mi sono cimentata anche con altri media, carta stampata, tv e web; ma la radio è sempre stata una costante fino all’epilogo del 2018, quando, per diversi motivi, la lascio e comincio a lavorare in un settore completamente diverso, seppur legato ancora al mondo editoriale.

Amo la musica, ma non sono una dj pura, la mia avventura radiofonica è cominciata quasi per caso: perciò non ci sono brani o album che io ami in modo particolare, o meglio, che abbiano segnato la mia vita alla radio, anche perché ho sempre lavorato in un’emittente, Radio Zeta, che per la maggior parte della sua esistenza si è votata alla musica da ballo. Brani divertenti, orecchiabili e ballabili, ma con tutto il rispetto non particolarmente significativi, almeno per me.

La mia formazione musicale è quella di tutti i ragazzi nati alla fine degli anni Sessanta: Doors, Beatles, Pink Floyd, tutti i cantautori…E poi i Dire Straits, gli Spandau Ballet da ragazzina, e anche Renato Zero (ero una sorcina!).

Dei primi tempi alla radio, quando ancora ci andavo a prendere le dediche, ricordo nitidamente (non so come mai proprio questa canzone!) Ti sposerò perché di Eros Ramazzotti: mi rivedo canticchiarla mentre giro per i locali della radio.

Ma se devo segnalare un brano a me particolarmente caro, allora scelgo Can’t take my eyes off of you, nella versione della Boy Town Gang. Perché? Perché mi mette energia, mi fa venire voglia di cantare e di ballare. Fa parte della mia personale classifica delle “canzoni che ti riconciliano con il mondo”. (altre? You dei Ten Sharp, We will rock you dei Queen, Your song di Elton John, Careless Whispers di George Michael, Dance little sister di Terence Trent d’Arby; canzoni che, senza un motivo preciso, mi fanno vedere il mondo in rosa).

Poi c’è Campovolo 2015 (Balliamo sul mondo, Certe notti…), evento al quale ho partecipato pochi giorni prima di sapere che la radio era stata venduta: considero questo momento come uno spartiacque nella mia vita lavorativa, tra un “prima” felice e un dopo…un po’ più tribolato. Dell’ultimo periodo, quando già trasmettevo di notte, ricordo l’energia che mi davano i Maneskin con Morirò da re, dall’album Il ballo della vita (e guarda caso, Balla la vita! È stato il claim della nuova Radio Zeta!), che cantavo a squarciagola nella mia cuffia per farmi compagnia (tanto in radio, alle 3 di notte, non c’era nessuno).

Queste le canzoni che possono in qualche modo sottolineare la mia vita lavorativa in radio, anche se, ripeto, ce ne sono molte altre che adoro ma che non ho mai avuto il piacere di presentare in radio.

Infine, che dire? Amo i libri, amo i viaggi e amo la gente. Mi piace pensare che il meglio debba ancora venire. Basta tenere la mente, gli occhi e le braccia aperte: stay tuned, come si dice.