Gerry Bruno

Gerry Bruno
Nome
Ettore Gerry Bruno

Alla sola età di 6/7 anni, giusto dopo la guerra, già mi divertivo, davanti ad una radio a valvole, a condurre le grandi orchestre, spinto da mio padre un clarinettista che avrebbe amato moltissimo vedermi un giorno su un podio vero.

Tanto che, tempo dopo, mi acquistò con molti sacrifici, una fisarmonica a 48 bassi comprata a rate da Bagnini di Roma, che riuscii a mettere sulle mie esili gambette da decenne, una sola volta, riposandola subito per terra perché troppo pesante. Furuno scappellotti a ripetizione, ma non ci fu nulla da fare. Troppo ‘vivace’ per poter stare ore e ore ad imparare la musica con tutte quelle palline nere e bianche su di un pentagramma; meglio la musica swing, ormai sdoganata e apprezzata non solo dai musicisti, ma anche da ragazzini come me che amavano già Natalino Otto, ma anche qualche disco a 78 giri dimenticati a casa di qualche bella ragazza dai liberatori americani, che ci introducevano a personaggi come Louis Prima, Benny Goodman, Count Basie e la mia preferita, Glenn Miller. E non dovetti aspettare molto per farmi condurre da questi geni sino a colui il quale avrebbe per sempre, inconsapevolmente, nel 1956 tracciato una linea che mi avrebbe accompagnato per mano sino al fantasmagorico mondo dello “Show business” USA: Bill Haley and His Comets.

La radio (e i Juke Box) aveva creato un altro suo adepto, il quale da quei giorni, non si sarebbe mai più distaccato da lei, sino ancor in questo momento, mentre sto scrivendo, nel 2018. Certo, nel frattempo ci furono molte altre cose, grazie alla musica, che riuscii a costruire con un discreto successo, come i Brutos, per esempio. Un gruppo comico-vocale, unico nel suo genere, che varcò i confini di tutto il mondo per portare la propria comicità in paesi inimmaginabili a quei tempi: come il Nord e Sud Africa, il Nord Europa, il Canadà come tutta l’America Latina, senza dimenticare l’Italia e, naturalmente gli USA con spettacoli a Las Vegas, Miami Beach, New York (con due passaggi all’Ed Sullivan Show) e, soprattutto, la nostra seconda casa, l’Olympia di Parigi, con i nostri 7 passaggi, record imbattuto ancor oggi per un’attrazione italiana. Ma fu sempre lei ad accompagnarmi in ogni Paese, la radio. Quella radio sentita di giorno dagli apparecchi dei taxi, nelle hall degli hotels, negli aeroporti, dalle vecchie Blaukpunkt della mia auto, da solo, nei lunghi spostamenti notturni da città a città di tutta Europa e d’Italia, e, naturalmente anche dalla immancabile radio a transistors, la mia fedele amica, appoggiata sul comodino delle camere d’hotels di ogni città visitata, alle volte sino all’alba, quando ormai il segnale di Radio Luxembourgh si affievoliva come le mie stanche membra dopo lunghi viaggi inimmaginabili. A quei tempi mi ero giurato che prima o poi, la Radio, l’avrei fatta anch’io. Ma chi, in quegli anni, i 60/70 mi avrebbe dato quell’opportunità? Nessuno!

La radio in Italia in quel periodo era solo quella paludata, gestita dalla RAI (ex EIAR) con speakers ingessati e con poca libertà di linguaggio. Ci furono finalmente un paio di contatti a metà ’70 con un genio, non solo della radio, ma della canzone d’autore con successi in mezza Europa, che mi offrì su un piatto d’argento la possibilità di potermi esprimere come volevo a Radio Montecarlo; si chiamava Herbert Pagani, ma che per ragioni logistiche e dopo qualche tira e molla non riuscimmo mai portare a termine, sino a quando, inaspettatamente, e per purissimo caso, incontro due persone, Valter Ciari e Willy Gianniberti, i quali da pochissimo tempo (1976) avevano aperto una loro radio privata (o pirata come si diceva a quei tempi) che, ad un passo da casa mia a Milano, mi affidavano non solo la fascia oraria a me più cònsona, ma anche la ‘chiavi’ della loro creatura, Radio Stramilano 102fm. dove ci rimasi per 12 mesi nell’orario: 00,00 alle 02,00 con una trasmissione intitolata “I Pipistrelli della notte” che, dopo,solo una settimana si trascinava sino alle 07,00 del mattino aggregando un bacino d’ascolto incredibile, per quei tempi, che di notte stavano all’ascolto, non solo per una musica e un modo di trasmettere mai sentito prima, ma anche per i personaggi ospiti inimmaginabili del mondo del teatro, del cinema, della televisione…tutti numeri uno che venivano loro stessi a scoprire “quel fenomeno” che trasmetteva a quel modo. Fu un vero trionfo…ma dato che, per quel detto che dice: nel ristorante dove hai mangiato bene lo devi sempre lasciare con un certo appetito, ritenni che, dopo un anno esatto, sarebbe stato il caso di accettare una di quelle offerte che non si possono rifiutare: quella di un vero impiego in una Radio nascente e già al #1 in tutta Italia, fattami attraverso l’invito di Claudio Cecchetto che con Leonardo Re Cecconi mi offrivano un impiego a Radio Milano International 101fm. da Angelo Borra, il compianto proprietario dell’emittente, il quale mi offriva tutte le possibilità di scelta di orari, gusti musicali, e in più anche esperimenti televisivi nella nascente Teleradiomilanointernational….furono i 5 anni da annoverare fra i più belli della mia lunga carriera d’artista dello spettacolo. Una vera famiglia nella quale, all’interno ti potevi muovere con la massima libertà sempre all’insegna del buon gusto e dell’eleganza, con un “padrone” e non l’editore di turno, ma un uomo vero, Angelo, che amava la radio e con lei tutti i suoi uomini che operavano con lui. Mi dispiacque moltissimo abbandonarla dopo quei 5 anni. Ma non essendo più in grado di servire troppi padroni (la Radio, la TV con Antenna 3 Lombardia, la pubblicità collaterale con spot tv, il cinema con Adriano Celentano e il legame che avevo sempre avuto con Sacha Distel, grande star internazionale con il quale collaboravo sin dal 1973 in tutto il mondo) decisi che il cerchio si doveva chiudere, almeno in quel periodo. Difatti, ritornai in seguito ancora dietro i microfoni di altre radio ma solo negli anni ’90: nel circuito nazionale TOP ITALIA RADIO (T.I.R.) per ben due anni, e un esperimento con altri colleghi illustri, a RTL per soli due mesi.

Le radio, da quel lontano 1976 hanno avuto, si sa, come moltissime altre cose, un’evoluzione impressionante, e tutto quello che in un primo tempo poteva essere una novità (musica del passato, generi diversi, commenti e conoscenze da distribuire ai fruitori) in pochissimo tempo è caduta nel dimenticatoio….. Siamo, come dicevo nel 2018; la Radio da FM e passata al WEB, ed io da grande ‘fantasista’ comico-ballerino-attore caratterista-dj radiofonico sono passato, come molti, al PC lasciando la mia elegante Parker in un prezioso cofanetto. Poco tempo fa, il Comune di Milano al Pirellone, benché io sia nato a Torino, ha voluto premiare la mia carriera, per i 60 anni di attività nel mondo dello spettacolo, con una bellissima targa. Ho apprezzato moltissimo. Come pure l’invito fattomi da Franco Lazzari, un grande personaggio delle Radio del passato, per raccontarmi a briglia sciolta nella sua trasmissione “Radio fenomeni”. Un radio, si WEB! Ma una radio come di quelle di una volta, nella quale, oltre a dare informazioni musicali fa anche raccontare e parlare gli artisti e le persone che la “inventarono”. Franco Lazzari, “uno” come noi. Grazie. Costa così poco…