Flavio Bosso

Flavio Bosso

Non ricordo con precisione quando si sia sviluppata in me la passione per la radio, ma è successo sicuramente in tenera età.
Ho immagini di me da bambino, intento mentre giocavo a fare le trasmissioni radio con un walkie-talkie giocattolo su cui avevo dato qualche giro di nastro adesivo per bloccare il pulsante di trasmissione.
Con la prima radio ad onde corte mi divertivo ad ascoltare stazioni straniere, pur non capendo nulla di quello che veniva detto, ma era così affascinante!
Era un gioco, alcuni bambini giocavano con i soldatini… io giocavo a fare la radio.
Crescendo ho accantonato per qualche anno questa passione che era, comunque, destinata a tornare…
Intorno ai 20 anni, parlando per caso con un conoscente scopro che lui conosceva il titolare di una radio di Asti. Non più di dieci minuti dopo eravamo in macchina diretti verso il negozio di proprietà di questa persona.
– “Lui è Flavio, gli piacerebbe fare radio”
– “Ah ok, andate pure di sopra in radio e dite ai ragazzi che avete parlato con me”
E così inizia la mia avventura radiofonica, primavera 1988.

La radio, Radio Uno Asti, in seguito alla scomparsa di uno dei titolari si trovava allo sbando.
L’altro titolare doveva seguire la propria attività e i pochi collaboratori che erano rimasti fedeli all’antenna si limitavano al proprio programma.
La radio era dunque disarmonica, senza una linea di programmazione definita e con tanta musica non-stop a causa della carenza di personale.
Mi sono avvicinato come si faceva un tempo: osservando, cercando di capire i meccanismi e mettendo dischi in onda.
Una tappa obbligata quella del non-stop in diretta perchè permetteva di acquisire manualità e dimestichezza, fondamentali per poter arrivare al passo successivo: il microfono.
Naturalmente non si contano le demo fatte nel piccolo studio di registrazione a fianco a quello della diretta fino al fatidico giorno:
– “Ok… per me sei pronto per affrontare il microfono in diretta. Inizi sabato dopo pranzo?”
E così fu… erano passati non più di un paio di mesi dal giorno in cui misi per la prima volta un piede in radio.
Da allora feci sempre più ore in diretta, del resto la scarsa programmazione dal vivo in palinsesto me ne dava possibilità.
Piano piano iniziai anche a interessarmi degli altri aspetti della radiofonia, da quello artistico a quello tecnico fino ad arrivare a curare anche la manutenzione ordinaria dei due ripetitori.
L’impegno e la passione vennero apprezzati e premiati permettendomi di entrare tra i soci proprietari dell’emittente, ma il premio più bello era il consenso da parte del pubblico: la radio diventava sempre più ascoltata, in studio c’era un continuo via-vai di ascoltatori curiosi di vedere come era fatta la loro radio preferita e che faccia avevano le voci che ascoltavano tutti i giorni.
Speaker e collaboratori di altre radio venivano spesso a bussare alla porta per chiederci se avevamo uno spazio per loro.
Sensazione indescrivibile quella di camminare nel centro di Asti e sentire che dai negozi usciva il suono della tua radio, anche commercialmente parlando andava tutto molto bene.
Arriva il servizio militare, un anno in cui ho dovuto allentare la presa sulla radio pur non mollando mai completamente.
Terminato il periodo di leva, torno finalmente ad occuparmi della creatura radiofonica ma qualcosa era cambiato. Non sentivo più intorno a me l’entusiasmo che avevo lasciato qualche mese prima, la squadra si era un po’ disgregata e chi aveva preso in mano le redini durante la mia assenza non era stato in grado di guidarla.
Conservo ricordi unici di questi anni:
⦁ Le notti passate all’ascolto di Radio Luxembourg per scoprire le novità musicali
⦁ La riattivazione di uno dei ripetitori
⦁ La polizia postale in radio
⦁ La squadra affiatata
⦁ Le telefonate da lontano

Nascono i primi dissapori con il socio maggioritario e di conseguenza mi allontano progressivamente da Radio Uno, fino alla cessione della quota in mio possesso.
Approfittando di questo stop, riprendo gli studi che avevo abbandonato per seguire la mia grande passione e presto si ripresenta un’opportunità: sempre in Asti, a Radio Flash avevano bisogno di personale.
Vengo presentato da ex-colleghi di Radio Uno ai titolari e nel 1993 torno a respirare radio.
Avventura brevissima, anzi Flash, perchè nel giro di qualche mese a questa emittente viene notificato dal ministero che non era stata giudicata idonea per ricevere la concessione a trasmettere, quindi siamo stati costretti ad abbassare gli interruttori definitivamente.
Passaggio quasi diretto in un’altra radio di Asti, questa era veramente storica perchè si tratta di una delle prime emittenti italiane e, forse, la prima in piemonte: Radio Asti Doc.
La radio era stata da poco ceduta dal fondatore, Ugo Dezzani, ai Salesiani Don Bosco di Asti.
In seguito a questa cessione, si rendeva necessario rimettere in sesto tecnicamente e artisticamente la radio e, con una fortuna sfacciata riesco a diventare il primo collaboratore di questa nuova avventura.

Radio Asti Doc viene temporanemante rinominata in Radio Asti Progetto Doc e, qualche mese dopo, assume il nome che terrà fino alla chiusura: Primaradio.
Come sempre i cambi di stile in radio sono faticosi e, questo non è stato da meno.
La radio soffriva a seguito di anni di trascuratezza e nonostante il cambio di proprietà la ripresa era lenta e difficile. Il nome veniva spesso associato a un’immagine poco positiva e questo rendeva i nostri sforzi ancora più duri.

A novembre del 1994 Asti viene colpita da un’alluvione che sommerge completamente la parte bassa della città. La radio, da pochissimo trasferita sulla collina che sovrasta la città rimane miracolosamente accesa ed attiva.

La fortuna di avere la sede nel centro di smistamento degli sfollati ci ha permesso di rendere un grosso servizio pubblico, eravamo gli unici ad essere in possesso degli elenchi delle persone che erano nel centro e che quindi erano sicuramente salve. Ricordo le interminabili letture dell’elenco, le fidanzate dei collaboratori che rispondevano ai telefoni della radio e che spesso esplodevano in lacrime cercando di confortare chi era alla ricerca dei propri familiari e i fiumi di caffè! Ricordo anche un collegamento telefonico con Radio Milano International e l’incursione del Gabibbo in studio da noi.

Le sere in macchina a volte seguivamo le colonne militari, cercando di arrivare nei paesi di cui non si avevano notizie e ci collegavamo con lo studio grazie a un cellulare.
Lo sforzo che abbiamo fatto durante tutto il periodo dell’alluvione è stato grande. Da parte dello staff, si lavorava in diretta dalle 7 del mattino fino a oltre mezzanotte. Spesso nei pomeriggi e nelle serate avevamo la presenza in studio di Giorgio Faletti che, probabilmente affascinato dal mezzo radiofonico, si prestava a coadiuvare lo speaker di turno. Un periodo faticoso che ha poi dato i suoi frutti in termini di popolarità dell’emittente che è riuscita a riscattarsi e a tornare ad essere una delle favorite nella zona.
Nel 1996, non vedendo possibilità di crescita professionale in una emittente che non aveva intenzione di ampliare copertura e che, anzi, doveva sottostare alla propria sorella maggiore “Radio Proposta”, mi sono visto costretto a prendere un’altra pausa dalla mia passione e a cercare una professione che potesse darmi uno stipendio completo.
Questa volta il distacco è stato più lungo, fino al 2010, quando sono tornato per un anno circa in forze a Primaradio per una striscia quotidiana di 2 ore a cavallo del pranzo: “Uno all’una”.
Terminata la stagione sono approdato, dopo un anno circa, a Radio Dancefloor.
Con Dancefloor si entra nell’era più “telematica” del mio viaggio radiofonico: è una webradio tematica, solo ed esclusivamente Dance anni 90.
Nonostante per lavoro mi occupi di IT, sono entrato a Radio Dancefloor con almeno un paio di dubbi:

⦁ La possibilità di acquisire popolarità da parte di una WebRadio
⦁ Le limitazioni dettate da una linea editoriale tematica.

Mi sono dovuto ricredere nel giro di breve tempo, la radio pur essendo esclusivamente fruibile via internet è diventata sempre più popolare e sempre più apprezzata dal pubblico, dagli artisti e anche da alcuni addetti ai lavori. Internet offre inoltre la possibilità di avere uno staff sparso nei 4 angoli del paese (e in alcuni casi anche all’estero).
La linea tematica, sì ha limitazioni ma questa radio spesso è apprezzata proprio per questo aspetto.
Sono ancora attivo nello staff di Dancefloor, in “onda” ogni sabato con la classifica delle canzoni più ballate negli anni 90: La Dancefloor Parade.
Si sa, da cosa nasce cosa. Nel corso degli anni con Dancefloor ho sviluppato esperienza sul lato tecnico della trasmissione via internet: streaming, server, codifiche, etc.
Esperienza che mi è tornata molto comoda quando gli amici, titolari, di TRS Radio mi hanno chiesto qualche consiglio per migliorare lo streaming internet e per alimentare il canale DAB che avrebbero a breve attivato.
Da poco più di un anno sono in forze anche a TRS Radio, gloriosa storica emittente piemontese.
Con TRS ho iniziato un percorso prima prettamente tecnico, cercando di colmare alcuni aspetti che necessitavano innovazione, poi partecipando attivamente alla programmazione della radio e infine anche in voce, con 2 appuntamenti settimanali in fascia Drive Time.
Ma questa è un’altra storia…

A prestissimo!
Flavio